Diritto d’autore e nuove opportunità per la musica originale: quattro chiacchiere con Lucian Beierling di Soundreef

In un mercato musicale sempre più frammentato e complesso, la gestione e la tutela del diritto d’autore è stato negli ultimi anni uno dei temi più chiacchierati. In particolare in Italia la discussione si è articolata in un epico e mediatico scontro generazionale tra la vecchia SIAE ed il nuovo Soundreef. Da una parte un’organizzazione con un impianto tradizionale che cerca di stare al passo coi tempi, e dall’altra una realtà nuova, giovane e dinamica che da subito si è imposta all’attenzione di artisti ed addetti ai lavori per aver puntato forte su trasparenza, velocità e semplicità di utilizzo. Per la rubrica “Voce ai professionisti”, ho recentemente avuto il piacere di fare una chiacchierata con Lucian Beierling, responsabile marketing e comunicazione di Soundreef, per parlare di diritto d’autore ma anche degli scenari che dobbiamo aspettarci a livello globale per la musica, soprattutto indipendente ed emergente, tra streaming, download e nuovi paradigmi nel rapporto tra produzione e consumo.

  1. Partiamo dall’Italia. Il monopolio in materia di collecting (il recupero dei crediti derivanti dall’utilizzo pubblico di un brano) è formalmente superato e la battaglia dunque vinta. Con la guerra a che punto siamo, quale è la situazione nostrana al momento?

Intanto devo dire che è stato un grosso traguardo reso possibile perché un movimento di persone, autori ed editori, ha cercato risposte differenti alla vecchia logica dell’operatore unico in materia di tutela. Dunque la risposta di Soundreef è andata incontro all’esigenza di una maggiore libertà nella scelta dell’interlocutore a cui affidarsi per la gestione del proprio diritto d’autore. Il lavoro da fare è ancora molto e ci impegniamo oggi più di prima per dare il miglior servizio possibile ai nostri autori ed editori, ma siamo molto contenti e ringraziamo questo grande movimento di persone che ha permesso di cambiare una legge che non veniva aggiornata dal 1941.

  1. Focalizzando la discussione sul diritto d’autore è bene probabilmente affiancare alla riflessione anche un’altra questione. Sono un artista giovane che ha affidato il proprio repertorio a Soundreef ma non ho connessioni con l’industria musicale né tantomeno una fanbase. Dalla tua prospettiva di insider, cosa ti senti di consigliare a chi ha il problema preliminare a quello della gestione dei diritti, e cioè come trovare degli sbocchi per la propria musica?

È giusto specificare molto chiaramente che per il diritto tutelato, la remunerazione cresce proporzionalmente all’utilizzo che ne viene fatto, dunque alla sua diffusione. È bene pertanto che una volta focalizzato il principio giuridico e costruito il sistema che garantisca il miglior funzionamento possibile di tutela e gestione dei diritti, inizi un percorso artistico ed anche imprenditoriale in cui ci si deve concentrare concretamente su come far girare la propria musica. Per come è oggi il mercato, è bene che ognuno diventi imprenditore di sé stesso per valorizzarsi a trecentosessanta gradi partendo dalla comunicazione, dal come proporsi e dalla valutazione sul tipo di impatto che un prodotto musicale ha o potrebbe avere presso un potenziale pubblico. Negli ultimi vent’anni è cambiato l’approccio che un artista indipendente deve avere per proporre la propria musica, deve farsi carico di cose che prima, in un mercato con più possibilità economiche, poteva essere fatto da altri. Credo che un artista debba avere nuove capacità e valutare aspetti ulteriori al semplice scrivere musica ma ugualmente fondamentali. La possibilità che una strategia di comunicazione piuttosto che un’altra, possa avere un impatto determinante nel decretare l’originalità ed un percorso di crescita concreta per un progetto musicale, deve essere una riflessione centrale e necessaria.

  1. Siamo ovviamente tutti consapevoli che il digitale e gli streaming rappresentano oggi una componente predominante nell’industria musicale e drasticamente prevalente sulle vendite fisiche comprese quelle dei redivivi vinili. Per una società di collecting moderna, dinamica e trasparente, risulta indispensabile fare i conti con l’universo online, se pensiamo soprattutto alla lentezza e alla macchinosità a cui siamo stati abituati per decenni in Italia. Streaming, download, playlist sono le parole chiave dei nostri tempi. Cosa vedi all’orizzonte, quali saranno le prossime evoluzioni nell’esperienza di consumo di musica?

Beh, è interessante ragionare su come il download sia stato praticamente fagocitato dallo streaming in maniera rapida. La domanda che viene da chiedersi è quanto e se durerà questa sorta di leadership dello streaming come forma prevalente di consumo di massa di musica. Sicuramente è probabile ma bisogna essere pronti a cogliere i cambiamenti imprevedibili anche se credo che la differenza questa volta la farà il coinvolgimento concreto delle label major, per esempio in Spotify, cosa che con iTunes non c’era. Questo credo che impatterà un po’ di più sul fatto che lo streaming rimarrà in sella più di quanto è stato per il download. Il focus di Soundreef è assolutamente sulla gestione dei dati provenienti da questi DSP (digital service providers) perché è lì il differenziale dei nostri servizi. Per esempio, come è stato annunciato qualche settimana fa, abbiamo iniziato a fare la rendicontazione mensile delle utilizzazioni tramite Youtube, cosa che prima richiedeva dodici mesi, quindi il nostro obiettivo è quello di processare tutte queste informazioni il più rapidamente possibile per dare un servizio veloce e trasparente dal punto di vista dei pagamenti ai nostri autori ed editori. Ovviamente la cosa presenta delle complessità inerenti il passaggio da una struttura di diritti legati ad un’opera a quella che è una struttura di diritti legati ad un brano, come avviene tramite Spotify per esempio. Questa distinzione che sembra una sottigliezza, in realtà implica delle problematiche importanti la cui risoluzione al momento rappresenta il core del nostro impegno in tal senso.

  1. Tra i dubbi degli utilizzatori o potenziali utilizzatori dei servizi di Soundreef, spesso viene citata la scarsa capacità di integrazione e comunicazione con società analoghe estere per la tracciabilità del diritto al di fuori dei confini nazionali. Che sviluppi ci sono su questo ambito invece?

Abbiamo recentemente stretto un accordo molto importante con SUISA, la società di gestione dei diritti d’autore svizzera, attraverso il quale gestiamo i rapporti con alcuni digital service providers e collaboriamo per la riscossione derivante dall’utilizzo del repertorio degli artisti ed editori Soundreef. Parallelamente stiamo lavorando ad accordi simili per una copertura ancora più capillare in altri territori. A questo stiamo dedicando moltissime risorse e concluderemo a brevissimo per garantire tutte le utilizzazioni anche all’estero ai nostri aventi diritto.

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